Nell’ultima seduta, il Consiglio Comunale, con i soli voti della maggioranza, ha concesso all’azienda faunistico-venatoria “La Coturnice”, ulteriori 17 ettari di terreno demaniale che vanno ad aggiungersi alle numerose ulteriori concessioni effettuate, dallo stesso organo, a partire dall’anno 2002. Innanzitutto va detto che i terreni concessi sono della collettività del comune di Lenola in quanto appartenenti al demanio civico; detti terreni non sono diversi da quelli venduti nel dopoguerra con regolare atto pubblico, poi dichiarato nullo; le delibere di concessione prodotte dal Comune di Lenola sono pertanto di dubbia legittimità.
Siamo stati favorevoli alla nascita nel Comune di Lenola dell’azienda faunistico venatoria anche se, da parte dei nostri avversari vengono fatte filtrare voci contrarie, finalizzate a conquistare il consenso politico dei cacciatori. Crediamo però che l’Associazione “La Coturnice” abbia tradito lo spirito che era alla base della costituzione dell’azienda: rappresentare un momento di unità delle realtà venatorie locali e contrastare la presenza di cacciatori forestieri. Nel tempo si è venuto a creare un gruppo di potere, tutti o quasi riconducibili all’attuale maggioranza consiliare che pretende di impedire il libero esercizio della caccia nel paese. Al contrario, gratuitamente o a pagamento, vengono concessi ogni anno centinaia di permessi a cacciatori forestieri per l’esercizio della caccia sui terreni concessi gratuitamente dai privati e dal Comune.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale abbiamo chiesto di sospendere la concessione di ulteriori terreni in quanto tesa esclusivamente a sottrarre, a chi esercita la libera caccia, l’unica area in cui questi potessero esercitare la loro attività ed abbiamo chiesto al Sindaco di avviare un confronto con i gestori dell’associazione, teso a favorire parità di trattamento a tutti i cittadini di Lenola. La proposta è stata respinta. Il Sindaco ha preferito lavarsi le mani e portando ad esempio altre concessioni effettuate (i locali comunali in uso all’Associazione Vincenzo Bellini) è arrivato ad affermare che il Comune, una volta concessi i terreni non può entrare nel merito della gestione. Non siamo d’accordo e riteniamo che la strada giusta sia esattamente quella che impone un controllo del Comune sui terreni in uso, anche in considerazione del fatto che si tratta di concessioni gratuite.
Il problema è sempre lo stesso: alcuni cacciatori non vengono fatti entrare nell’azienda perché, secondo il gestore, non rispettano le regole. Anche il Sindaco ha detto: “se questi non vogliono rispettare le regole è meglio che non entrino nell’azienda”.
Ci chiediamo:
· Come si fa ad affermare una cosa di tal genere se a queste persone non è stato mai concesso di entrare nell’associazione?
· Quali regole non vorrebbero rispettare?
· Queste regole sono democratiche o sono come lo Statuto dell’associazione che contrasta con gli articoli del Codice Civile?
Il fatto è un altro. Il sistema di potere incernierato a Lenola dalla coalizione di governo si fonda sul principio “DIVIDI ET IMPERA” che viene applicato con successo in tutti i settori della vita sociale del paese: è stato così per le associazioni sportive; è così per le imprese edili, alcune invitate alle gare di appalto ed altre no; alcune beneficiare di lavori a trattativa privata ed altre no; è così per gli incarichi tecnici ed è così anche per il diritto di caccia.
E’ possibile che terreni della collettività lenolese, concessi gratuitamente dal Comune, vengano utilizzati per “fare cassa” o gestiti come feudo, concedendo il permesso di caccia gratuito ad amici ed amici degli amici provenienti da altri Comuni, alla faccia di molti cacciatori di Lenola che non possono usufruire di questo diritto.
Esiste poi il problema della verifica dei danni della fauna selvatica sulle coltivazioni agricole, verifica mai effettuata. Nel merito si individuano due interessi contrapposti: l’interesse del cacciatore che punta ad un aumento esponenziale della fauna selvatica al fine di far lievitare il frutto della cacciagione; l’interesse dell’agricoltore che non gradisce un numero elevato di animali selvatici, soprattutto cinghiali, perché producono danni alle coltivazioni.
Nel nostro Comune, con la nascita dell’azienda faunistico venatoria, abbiamo assistito, negli ultimi anni, ad un aumento vertiginoso della presenza dei cinghiali, con evidenti danni sulle coltivazioni e a vantaggio dei cacciatori (nell’ultima stagione venatoria sono stati catturati circa 150 capi, numeri mai visti in precedenza).
Noi riteniamo che il piccolo imprenditore agricolo che “butta il sangue” sui terreni, debba avere un peso decisionale sulla regolamentazione della caccia, almeno per quelle specie (cinghiali) che arrecano danni alle coltivazioni. E’ vero che l’associazione consente ai proprietari dei terreni il diritto di aderire ma al costo di € 100,00 all’anno che non sono poca cosa e ciò scoraggia l’adesione.
Noi crediamo che sia arrivato il momento di voltare pagina.
· E’ arrivato il momento che la politica esca dall’azienda faunistica venatoria, o che vi rimanga solo come funzione di controllo;
· E’ arrivato il momento di modificare lo statuto dell’associazione, recependo quanto indicato nell’articolo 24 del codice civile, che prevede che il ricorso contro l’espulsione disposta dal direttivo si fa al giudice e non al presidente del sodalizio;
· E’ arrivato il momento di consentire a tutti i cacciatori di Lenola di esercitare liberamente la caccia, almeno sui terreni comunali;
· E’ arrivato il momento che la concessione dei terreni venga fatta pagare, perché non è giusto che si aumenti il trasporto scolastico ed il prezzo del pasto ai bambini della scuola dell’infanzia per poi permettere all’associazione La Coturnice, gestita anche da diversi amministratori di maggioranza, di incassare migliaia di euro senza pagare un euro al Comune di Lenola;
· E’ arrivato il momento di favorire l’ingresso nell’associazione degli imprenditori agricoli, abbassando il costo della tessera annuale ad un prezzo simbolico (eventualmente i cacciatori pagheranno un supplemento);
· E’ arrivato il momento di avviare un confronto con i piccoli imprenditori agricoli sui danni della fauna selvatica e sulla necessità di incrementare le uscite di caccia, soprattutto per quanto riguarda la caccia al cinghiale;
Se si pensa di non far nulla, imponendo la forza dei numeri, l’azienda faunistico venatoria cadrà sotto il peso delle proprie contraddizioni ed a quel punto la responsabilità sarà degli attuali gestori, ma anche e soprattutto del SINDACO e della sua COALIZIONE per aver sottovalutato l’entità dello scontro sociale in atto.
Lenola 4 Aprile 2009
Siamo stati favorevoli alla nascita nel Comune di Lenola dell’azienda faunistico venatoria anche se, da parte dei nostri avversari vengono fatte filtrare voci contrarie, finalizzate a conquistare il consenso politico dei cacciatori. Crediamo però che l’Associazione “La Coturnice” abbia tradito lo spirito che era alla base della costituzione dell’azienda: rappresentare un momento di unità delle realtà venatorie locali e contrastare la presenza di cacciatori forestieri. Nel tempo si è venuto a creare un gruppo di potere, tutti o quasi riconducibili all’attuale maggioranza consiliare che pretende di impedire il libero esercizio della caccia nel paese. Al contrario, gratuitamente o a pagamento, vengono concessi ogni anno centinaia di permessi a cacciatori forestieri per l’esercizio della caccia sui terreni concessi gratuitamente dai privati e dal Comune.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale abbiamo chiesto di sospendere la concessione di ulteriori terreni in quanto tesa esclusivamente a sottrarre, a chi esercita la libera caccia, l’unica area in cui questi potessero esercitare la loro attività ed abbiamo chiesto al Sindaco di avviare un confronto con i gestori dell’associazione, teso a favorire parità di trattamento a tutti i cittadini di Lenola. La proposta è stata respinta. Il Sindaco ha preferito lavarsi le mani e portando ad esempio altre concessioni effettuate (i locali comunali in uso all’Associazione Vincenzo Bellini) è arrivato ad affermare che il Comune, una volta concessi i terreni non può entrare nel merito della gestione. Non siamo d’accordo e riteniamo che la strada giusta sia esattamente quella che impone un controllo del Comune sui terreni in uso, anche in considerazione del fatto che si tratta di concessioni gratuite.
Il problema è sempre lo stesso: alcuni cacciatori non vengono fatti entrare nell’azienda perché, secondo il gestore, non rispettano le regole. Anche il Sindaco ha detto: “se questi non vogliono rispettare le regole è meglio che non entrino nell’azienda”.
Ci chiediamo:
· Come si fa ad affermare una cosa di tal genere se a queste persone non è stato mai concesso di entrare nell’associazione?
· Quali regole non vorrebbero rispettare?
· Queste regole sono democratiche o sono come lo Statuto dell’associazione che contrasta con gli articoli del Codice Civile?
Il fatto è un altro. Il sistema di potere incernierato a Lenola dalla coalizione di governo si fonda sul principio “DIVIDI ET IMPERA” che viene applicato con successo in tutti i settori della vita sociale del paese: è stato così per le associazioni sportive; è così per le imprese edili, alcune invitate alle gare di appalto ed altre no; alcune beneficiare di lavori a trattativa privata ed altre no; è così per gli incarichi tecnici ed è così anche per il diritto di caccia.
E’ possibile che terreni della collettività lenolese, concessi gratuitamente dal Comune, vengano utilizzati per “fare cassa” o gestiti come feudo, concedendo il permesso di caccia gratuito ad amici ed amici degli amici provenienti da altri Comuni, alla faccia di molti cacciatori di Lenola che non possono usufruire di questo diritto.
Esiste poi il problema della verifica dei danni della fauna selvatica sulle coltivazioni agricole, verifica mai effettuata. Nel merito si individuano due interessi contrapposti: l’interesse del cacciatore che punta ad un aumento esponenziale della fauna selvatica al fine di far lievitare il frutto della cacciagione; l’interesse dell’agricoltore che non gradisce un numero elevato di animali selvatici, soprattutto cinghiali, perché producono danni alle coltivazioni.
Nel nostro Comune, con la nascita dell’azienda faunistico venatoria, abbiamo assistito, negli ultimi anni, ad un aumento vertiginoso della presenza dei cinghiali, con evidenti danni sulle coltivazioni e a vantaggio dei cacciatori (nell’ultima stagione venatoria sono stati catturati circa 150 capi, numeri mai visti in precedenza).
Noi riteniamo che il piccolo imprenditore agricolo che “butta il sangue” sui terreni, debba avere un peso decisionale sulla regolamentazione della caccia, almeno per quelle specie (cinghiali) che arrecano danni alle coltivazioni. E’ vero che l’associazione consente ai proprietari dei terreni il diritto di aderire ma al costo di € 100,00 all’anno che non sono poca cosa e ciò scoraggia l’adesione.
Noi crediamo che sia arrivato il momento di voltare pagina.
· E’ arrivato il momento che la politica esca dall’azienda faunistica venatoria, o che vi rimanga solo come funzione di controllo;
· E’ arrivato il momento di modificare lo statuto dell’associazione, recependo quanto indicato nell’articolo 24 del codice civile, che prevede che il ricorso contro l’espulsione disposta dal direttivo si fa al giudice e non al presidente del sodalizio;
· E’ arrivato il momento di consentire a tutti i cacciatori di Lenola di esercitare liberamente la caccia, almeno sui terreni comunali;
· E’ arrivato il momento che la concessione dei terreni venga fatta pagare, perché non è giusto che si aumenti il trasporto scolastico ed il prezzo del pasto ai bambini della scuola dell’infanzia per poi permettere all’associazione La Coturnice, gestita anche da diversi amministratori di maggioranza, di incassare migliaia di euro senza pagare un euro al Comune di Lenola;
· E’ arrivato il momento di favorire l’ingresso nell’associazione degli imprenditori agricoli, abbassando il costo della tessera annuale ad un prezzo simbolico (eventualmente i cacciatori pagheranno un supplemento);
· E’ arrivato il momento di avviare un confronto con i piccoli imprenditori agricoli sui danni della fauna selvatica e sulla necessità di incrementare le uscite di caccia, soprattutto per quanto riguarda la caccia al cinghiale;
Se si pensa di non far nulla, imponendo la forza dei numeri, l’azienda faunistico venatoria cadrà sotto il peso delle proprie contraddizioni ed a quel punto la responsabilità sarà degli attuali gestori, ma anche e soprattutto del SINDACO e della sua COALIZIONE per aver sottovalutato l’entità dello scontro sociale in atto.
Lenola 4 Aprile 2009
GRUPPO DI MINORANZA - LENOLA